Il Territorio. La provincia di Foggia.

La provincia di Foggia, costituita da 61 comuni e con una estensione di circa 700.000 ettari, è una delle più ampie del Paese. La sua particolare conformazione geografica costituisce uno dei suoi maggiori punti di forza, con le fasce litoranee, il promontorio del Gargano, l'arco Preappeninico Dauno e l'ampio Tavoliere, che si estende dal nord/barese ai confini del Molise. Per la varietà degli ambienti e l'ampia diversificazione delle colture, la provincia di Foggia rappresenta quindi una straordinaria risorsa naturalistica e produttiva.

Le vocazioni produttive

La maggior parte delle attività economiche è dislocata nei siti di pianura, dove si concentrano non solo le colture cerealicole (grano duro), quelle industriali (pomodoro, bietola da zucchero, carciofo, ecc.), quelle orticole, vitivinicole ed olearie, ma anche quelle legate alla pesca. Significativa è anche la presenza di industrie manifatturiere, e in particolare di quelle metalmeccaniche, del settore delle costruzioni, della trasformazione agroalimentare, del credito e dei servizi.

Le zone preappeniniche (il Subappennino Dauno), invece, stanno ancora vivendo una fase di declino produttivo, attribuibile in primo luogo ad una flessione delle attività tradizionali, come quella della piccola zootecnia ; pur tuttavia, vi sono segnali incoraggianti provenienti dal turismo e dal sorgere di nuove attività artigianali e dall'insediamento di impianti di energia alternativa che, nel prossimo futuro, potrebbero contribuire al rilancio de queste zone.

Il Gargano e le aree limitrofe, infine, dove si concentra la maggiore densità di strutture ricettive, rappresentano il vero perno delle attività turistiche provinciali.

La crescita del turismo religioso e la costituzione del Parco Nazionale del Gargano in questi anni hanno dato un nuovo impulso sia alle attività turistiche tradizionali, sia a quelle storiche, naturalistiche ed enogastronomiche.

Il settore agricolo

Nonostante la situazione di crisi che attraversa da anni il settore, la provincia di Foggia rappresenta una delle più significative aree del Paese a vocazione agricola, con 560mila ettari di superficie utilizzata, 27.000 aziende attive, 1.400 imprese della filiera agroindustriale, una incidenza di valore aggiunto agricolo tripla rispetto al dato nazionale e doppia di quella regionale. Il territorio provinciale si sta progressivamente consolidando anche come importante polo della trasformazione alimentare, dotato di significative punte di eccellenza e in grado di tenere il passo dell'industria alimentare nazionale. I dati di recente pubblicati sull'Osservatorio della Camera di Commercio di Foggia confermano, al 2009, il fondamentale apporto della Provincia alle rispettive produzioni regionali e nazionali, a partire dal grano duro. Infatti, pur se derivanti da un superficie investita notevolmente contratta rispetto al passato, i 5,4 milioni di quintali di grano duro hanno rappresentato oltre il 70% della produzione regionale e oltre ¼ di quella meridionale. Con poco meno di 23 milioni di quintali, il comparto orticolo provinciale ha sviluppato produzioni pari, rispettivamente, a circa il 72% e 30% del volume regionale e del Mezzogiorno; i dati più significativi riguardano naturalmente la coltura del pomodoro che conferma la sua leadership sul piano nazionale, ma - su scala relativamente ridotta - emergono interessanti posizionamenti delle colture del carciofo (oltre ½ di quella regionale), del finocchio e del broccoletto di rapa ( rispettivamente il 41% e il 53% delle produzione pugliese).

Una valutazione estremamente positiva riguarda, infine, la coltura dell'asparago, un prodotto di gamma elevata, che, nel 2009, ha raggiunto un'estensione pari a 1.200 ettari e una produzione di 77mila quintali, quasi l'intero volume regionale e il 63% di quello meridionale, un'area coltivata tra l'altro equivalente a oltre la metà di quella dell'intera veneta. Pur non presentando un apprezzabile rilievo nel quadro meridionale, le produzioni frutticole di Capitanata costituiscono poco meno del 28% di quelle pugliesi; le maggiori specializzazioni riguardano gli impianti di pesco e albicocco, con rese complessive pari a 340 mila e 35 mila quintali (rispettivamente il 46% e 50% del dato regionale). Nel comparto delle colture legnose, le attività olivicole e vitivinicole hanno mantenuto le rispettive superfici impiantate, pari a 55 mila e 42 mila ettari. Le avverse condizioni climatiche, tuttavia, hanno provocato una contrazione delle rese totali: sono stati raccolti complessivamente 1,3 milioni di quintali di olive, il 13% in meno rispetto al 2008, e 5,9 milioni di quintali di uve (l'80% destinato alla trasformazione), con un calo meno accentuato, pari a poco meno dell'11%.

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